Visualizzazione post con etichetta Fabio Pisani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fabio Pisani. Mostra tutti i post

sabato 15 febbraio 2014

IDENTITÀ GOLOSE MILANO 2014




Dieci, cento, mille Identità Golose. Non è semplice descrivere una macchina complessa come il Congresso milanese ideato e curato da Paolo Marchi, una manifestazione imponente nell’offerta, nei numeri e nelle dimensioni. Talmente vasta ed articolata da richiedere il dono dell’ubiquità! Questo comporta che ognuno elabori un percorso estremamente personale, in base alle proprie preferenze ma anche a ciò che il caso porta sulla propria strada. Ovvio quindi che il racconto della mia esperienza non potrà essere esaustivo, e non soltanto perché la mia partecipazione si è limitata alla sola prima giornata di domenica 9 febbraio.
Vediamo com’è andata.
Tra i miei punti fermi c’era il desiderio di ascoltare personaggi che non avrei avuto modo di incontrare altrove, e non ne sono rimasta delusa. Sebbene ci fossero tante sezioni interessanti (Identità Naturali, rivolta al mondo vegano e alla naturalità degli ingredienti, e Identità di Sala, destinata ai protagonisti del lavoro di sala e cantina), mi sono sistemata in pianta stabile nell’Auditorium, per assistere agli interventi degli chef che hanno illustrato in successione la loro declinazione di “Una golosa intelligenza”, il tema scelto per la decima edizione del congresso.

Paolo Marchi

Secondo Pino Cuttaia (La Madia – Licata, Agrigento) l’intelligenza del cuoco si evidenzia nello studio, nel non limitarsi a ripetere gesti tramandati. Ecco allora che si può giocare con i piatti, creare delle illusioni, naturalmente anche grazie alla conoscenza dei poteri degli ingredienti. Perciò, la seppia – dall’elevata capacità mimetica in natura – viene manipolata fino a essere trasformata in uovo, “L’Uovo di seppia” (il piatto-simbolo del convegno di quest’anno), ottenuto sfruttando la naturale capacità addensante delle uova del mollusco che tramuta l’inchiostro in un tuorlo nero.

Pino Cuttaia

Ed ecco ancora un secondo artificio, una frittata senza uova ma con le cicale di mare, capace di ricordare una omelette per colore, profumo e consistenza.
L’illusione continua con una finta pizza, composta da un cornicione esterno di pasta, e, a mo’ di topping, merluzzo all’affumicatura di pigna, pomodori, cipollotto, spuma di patate, carbone di nero di seppia (per dare il sapore della tostatura del forno a legna), polvere di pomodoro secco e origano (spezia “coprente” adoperata in genere sui cibi da conservare per il giorno successivo), per richiamare i condimenti “alla pizzaiola” casalinghi.

Finta pizza di Pino Cuttaia

Infine, la parmigiana in versione cibo di strada, ovvero una melanzana completa del suo picciolo sbucciata e rivestita di pasta all’uovo con nero di seppia, farcita con ricotta, melanzana stufata e pomodorini ed infine spennellata con salsa di pomodoro. Una prima cottura al vapore, poi una gratinatura al forno, e lo stecco è pronto da mordere.
Mare, ricordi, ingredienti di recupero e illusione per la golosa intelligenza di Pino Cuttaia.


Tutt’altro registro per i fratelli Christian e Manuel Costardi (Da Christian e Manuel – Vercelli), che hanno scelto il gioco e il potere evocativo delle memorie d’infanzia come tematiche protagoniste: la loro idea di cucina prevede di giocare con gli ingredienti e con le papille gustative degli altri, di avere il coraggio di restare irrazionali come quando si era bambini, di continuare a fare ricerca.

Manuel e Christian Costardi

In questa occasione, per celebrare un classico della loro giovinezza, hanno proposto un grande filone di pane farcito con lingua cotta sottovuoto, bagnetti e cipolla di Tropea in agrodolce, secondo il principio che “un vero fuoriclasse del gusto si vede anche quando si confronta con un panino”.

Christian Costardi
Panino con la lingua

A seguire, il piatto principe del loro ristorante, quello che li contraddistingue: il risotto. Una preparazione che rende noi italiani unici nel mondo, che parla di territorio e di tradizione.
Lo stesso piatto, “Riso latte e zucca”, è stato declinato sia in versione salata che dolce.
Per finire, un divertissement nato di notte, “Millefollie”, nel quale strati di pasta sfoglia caramellizzata sono stati abbinati a una famosa crema spalmabile alla nocciola, polvere di porcini essiccati, olio al tartufo, liquirizia e clorofilla di prezzemolo. Intelligenza giocosa.
Incentrato su un singolo tema l’intervento di Carlo Cracco (Cracco – Milano), che ha scelto di presentare uno dei suoi ingredienti preferiti, il rognone, “perché è milanese, è versatile, è particolare”.

Carlo Cracco

Dopo i molteplici abbinamenti proposti nel corso del tempo, stavolta a fare la differenza è stato il metodo di cottura attraverso il calore del sale grosso, scaldato ad alta temperatura e aromatizzato con spezie tostate. Come guarnizione, spaghetti di scorzonera saltati con bacche di goji.


Altra novità, ma forse sarebbe meglio dire un ritorno al passato, è che il piatto (presente nel menu del ristorante Cracco) viene portato in tavola e composto davanti al cliente; una mise en place vecchio stile, che vuole rappresentare un momento di condivisione tra i commensali.
Note curiose: Cracco ha detto che in cucina non c’è bisogno di urlare, basta seguire quello che dice il capo. Ed ha anche rivelato di essere goloso di dolci!
E un dolce è stato proprio il secondo piatto proposto dal nuovo braccio destro, Luca Sacchi: una bavarese al cioccolato biondo presentata in modo molto originale, colata in tubi di acetato a formare dei cilindri simili a dei ciocchi di legno, anche per via del colore assunto per la presenza di carbone edibile in polvere. Elementi di contorno a dare un tocco salino ed erbaceo, gocce di caramello salato, prezzemolo cotto, buccia di limone, mandorle salate, salsa al prezzemolo, sorbetto di prezzemolo e sciroppo di mandorle.

Luca Sacchi

Durante la pausa pranzo è stato d’obbligo un giro tra gli stand della grande area espositiva.

Davide Scabin
Sara Papa
Renato Bosco
Petra
Valrhona
Acquerello
Così Com'è
Princi
Peperita
Berlucchi
Antica Corte Pallavicina
Tutte le spezie del mondo

Dopo qualche degustazione, l’aver incrociato qualche altro volto noto della ristorazione e aver assistito a tanto andirivieni di personaggi legati a vario titolo al mondo dell’enogastronomia, mi sono fermata allo stand della Thailandia, la nazione ospite di questa edizione del congresso. Qui, lo chef Henrik Yde, stellato danese specialista di cucina thai, ha dato vita a uno show cooking nel quale ha illustrato tecniche e ingredienti base di questa cucina esotica e speziata. Non si usa sale, le pietanze vengono insaporite con salsa d’ostriche e di pesce, ed inoltre è difficile trovare un piatto completamente vegetariano per via dell’onnipresente pasta di gamberi; latte di cocco, paste di curry, peperoncino, tamarindo e zenzero completano il corredo delle materie prime indispensabili.

Henrik Yde

Il ritorno in Auditorium ha riservato altri momenti ricchi di contenuti significativi. Enrico Crippa (Piazza Duomo – Alba, Cuneo) ha stupito con la sua “Pensata Intelligente, Cucina Italiana”. Cinque piatti, tantissima tecnica, inno alla piemontesità la sintesi della sua presentazione. A partire dalla piemontesizzazione del lazialissimo Carciofo alla giudia, arricchito con animelle di coniglio glassate e guarnito con una corona di “pellicola” di carciofo (ottenuta frullando i gambi con carpione e glucosio in polvere, e cuocendo il tutto in forno a bassa temperatura). Un impiattamento elaboratissimo e di grande effetto.

Enrico Crippa
Carciofo alla giudia di Enrico Crippa
 
A seguire, un’insalata di cocktail di gamberi, nella quale è stata ripresa la tecnica della “pellicola”, stavolta di arance, a formare un contenitore (poi chiuso a pacchetto) per insalate invernali amare, salsa cocktail, spicchi d’arancia, gamberi bolliti e passati in riduzione di pancetta affumicata.


Non poteva mancare una versione personale del risotto alla piemontese, cotto con brodo di castagne, servito con salsa di fegatini di coniglio, spruzzato con acqua di gianduia, guarnito da polvere di capperi, mantecato con parmigiano e burro nocciola e infine profumato con buccia di limone.
Uno street food da mangiare con le mani la quarta preparazione, la triglia in cialda di patate abbinata a foglie di acetosa, salsa d’acetosa e burro d’erbe.
Per finire, il dessert, un gioco con le nocciole (e non poteva essere altrimenti), omaggio alle Langhe.
Altrettanto tecnico e “pensatore” il tedesco – da vent’anni in Italia – Heinz Beck (La Pergola – Roma), premiato qui come “Cuoco dell’anno”.

Heinz Beck
 
Una vera e propria Lectio quella del bavarese: “Piatti ispirati alla tradizione italiana preparati con la tecnica della centrifuga da laboratorio”, presentata con l’ausilio di slides. Due i piatti proposti (che saranno inseriti nel menu celebrativo per i 20 anni de La Pergola, venduto solo per 999 volte), Ricordo di frisella e Assenza di ossobuco, basati sull’estrazione dell’essenza del gusto eliminando la parte superflua dagli ingredienti.
La conclusione di Beck: “Emotions don’t lie”.

 
C’è stato spazio anche per un omaggio a due grandi signore della cucina, Nadia Santini (Dal Pescatore – Canneto sull’Oglio, Mantova) e Lidia Bastianich (Felidia – New York, Usa) da parte della coppia Fabio Pisani/Alessandro Negrini (Il Luogo di Aimo e Nadia – Milano) per la prima, con i Tortelli di carote di Polignano con brodo e taleggio, e di Emanuele Scarello (Agli Amici – Udine) con Zuppa di pane raffermo con scampi del Quarnero e olio istriano per la seconda.

Nadia Santini
Lidia Bastianich
Fabio Pisani e Alessandro Negrini
Emanuele Scarello e Lidia Bastianich

Le nostre conclusioni?
Di queste manifestazioni, amo la parte prettamente formativa, le Lectiones, la possibilità di ascoltare l’idea e le tecniche di cucina direttamente dalla viva voce dei protagonisti. Anche se non c’è cosa migliore che andare direttamente ai locali degli chef: sono i piatti a dover parlare! Purtroppo le possibilità di assaggio – in generale – sono state molto limitate, così come il fotografare i piatti finiti nelle sale è stato assolutamente impossibile.
D’assoluta rilevanza l’aver allestito sezioni collaterali (Identità Naturali, di Sala, di Pane, di Pizza, di Birra, d’Acqua, di Pasta e Dossier Dessert) e aver posto l’accento su temi fondamentali come salute e benessere uniti al piacere del gusto.
La Campania è stata degnamente rappresentata dallo chef sannita Giuseppe Iannotti e dai pizzaioli Franco Pepe e Ciro Salvo, ai cui interventi non ho potuto assistere, ma le cui abilità in cucina e al forno non mi sono affatto ignote ;-)

Giuseppe Iannotti

Notevole inoltre l’utilizzo a vario titolo dei Social Network per seguire la manifestazione e interagirvi.
Divertente invece assistere al passeggio di star e starlette nelle aree espositive, e di personaggi che si illudevano di aver raggiunto i loro fatidici 15 minuti di celebrità.
Ma anche questo fa parte dello show :-)


Il mio articolo di servizio si trova qui

giovedì 9 maggio 2013

LE STRADE DELLA MOZZARELLA 2013



Grandissimi nomi, grandissimi piatti e grandissimi prodotti per l’edizione 2013 de Le Strade della Mozzarella, la tre giorni di eventi dedicata alla Mozzarella di Bufala Campana Dop ideata da Barbara Guerra e Albert Sapere. Una manifestazione che si svolge nella splendida struttura del neostellato Le Trabe nel cuore del Cilento, uno dei territori d’origine della mozzarella Dop. Ed è stato proprio “Il Territorio si fa sistema” il tema di quest’anno: fare rete e condividere l’impegno per la valorizzazione dello straordinario patrimonio di tipicità che possiede l’Italia.
La kermesse è organizzata con il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP in collaborazione con il Consorzio di Tutela del Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino, affiancati da partner quali Acqua Ferrarelle, Molino Quaglia, Pastificio Leonessa, Azienda Agricola San Salvatore 1988 e AICIG (Associazione Italiana dei Consorzi ad Indicazione Geografica).
La Mozzarella di Bufala Campana Dop è stata reinterpretata ed esaltata dai tanti chef che si sono alternati nei vari laboratori, diventando protagonista di piatti squisiti e sorprendenti.
Ad aprire la rassegna lunedì 6 maggio, il tristellato Massimo Bottura, che si è presentato con ammirevole modestia al pubblico dichiarando semplicemente “Sono un cuoco italiano”. 


Enzo Vizzari e Massimo Bottura

Lo chef modenese ha proposto due piatti. Il primo, “Riso e latte”, un ritorno a un piatto dell’infanzia per toccare le corde della memoria e delle emozioni, preparato con riso Acquerello cotto in un “brodo” composto da liquido di torchiatura di mozzarella e provola affumicata, aromatizzato con vaniglia, pepe nero, gemma tostata (fiore del riso), polvere di limone, ed infine mantecato con mascarpone miscelato con un po’ di siero. 

Massimo Bottura - Riso e Latte

Subito dopo, “Italia”, una tavolozza di materie prime italiane per viaggiare con il palato, messe insieme in modo assolutamente non casuale, da mangiare boccone dopo boccone, senza mescolare. Alla spuma di ricotta acidificata e alla ricottina d’alpeggio leggermente affumicata sono stati affiancati tanti ingredienti di diversi sapori e consistenze, dal salato al dolce, dal candito al tostato.

Massimo Bottura - Italia

A seguire, il siciliano Ciccio Sultano, con la sua “doppia bufala”: quella della mozzarella e quella dell’illusione data dagli altri ingredienti (pomodoro ristretto, pesto di basilico, pane croccante) utilizzati per ricreare una pizza che in realtà non c’è. Il nome del suo piatto, “Insalata di mare su finta pizza”.


Ciccio Sultano e Luciano Pignataro
Ciccio Sultano - Insalata di mare su finta pizza

Terzo a comparire, Antonino Cannavacciuolo. Lo chef vicano trapiantato in Piemonte ha dapprima presentato un piatto fatto con mozzarella “di recupero” (ovvero vecchia di un paio di giorni) sciolta al microonde e ricomposta intorno a un’ostrica, adagiata su una salsa di cetriolo e yogurt di bufala ed infine guarnita con caviale ed erba cipollina (nome: “L’ostrica nella perla”).

Paolo Marchi e Antonino Cannavacciuolo
Antonino Cannavacciuolo - L'ostrica nella perla

Ha poi dedicato un omaggio a un piatto tipico della sua terra d’adozione, il Vitello tonnato, trasformandolo in Tonno vitellato: cubo di tonno crudo e vitello sotto forma di salsa, ingentilito da maionese all’acciuga.

Antonino Cannavacciuolo - Tonno vitellato

Ed ecco quindi il turno di Ilario Vinciguerra, altro campano operante al nord. Per tale ragione, il suo piatto è stato chiamato “Norvegia-Paestum via Gallarate solo andata”: filetto di baccalà dissalato in acqua ferma e massaggiato due volte con olio extravergine d’oliva a 42°, accompagnato da riso stracotto e soffiato in olio extravergine d’oliva a 160° e, tutt’intorno, latte di provola al microonde e pomodori secchi.

Luigi Cremona e Ilario Vinciguerra
Ilario Vinciguerra - Norvegia-Paestum via Gallarate solo andata

Successivamente, parola a Fabio Pisani, chef pugliese in forza presso il ristorante milanese “Il luogo di Aimo e Nadia”. Per restare in tema col piatto più famoso della cucina lombarda, il risotto, ne ha proposto una versione estiva con richiami al cavallo di battaglia del locale meneghino, gli Spaghetti al Cipollotto. E dunque, un risotto preparato con grande perizia tecnica, senza soffritto e col cipollotto cotto a parte, mantecato con la stracciatella di bufala e condito con capperi di Pantelleria, origano di Vendicari e scampi leggermente marinati.

Fabio Pisani
Fabio Pisani - Risotto estivo con scampi marinati

La seconda proposta è stata invece un piatto caldo-freddo vegetariano molto ricco di sapori.


Fabio Pisani - Caldo-freddo vegetariano

Anche il napoletano Francesco Sposito si è appellato a un piatto della tradizione e all’utilizzo di mozzarella di “recupero”, proponendo una versione rivisitata del carciofo arrostito, senza però adoperare la brace e ricavando l’odore dell’affumicatura bruciando del carbone con il cannello.
Il carciofo è stato farcito con crema inglese salata alla mozzarella e una polpettina cruda di capocollo di maiale, rivestito da un velo di lardo e accompagnato da tocchetti di mozzarella.


Paolo Marchi e Francesco Sposito
Francesco Sposito - Carciofo arrostito

Ultimo intervento della prima giornata, quello di Cristina Bowerman. La chef ama utilizzare gli ingredienti interamente, pertanto i due piatti che ha proposto sono stati realizzati seguendo questa filosofia: un risotto cotto nel siero di mozzarella di bufala, impiattato su una base di mozzarella, e un dessert, “Zuppetta di espresso alla bufala” composto da formaggio di latte di bufala e latte condensato di bufala autoprodotti, mandorle sabbiate, gelatina di espresso e gelato al Baileys Irish Cream.

Fiammetta Fadda e Cristina Bowerman
Cristina Bowerman - Risotto alla mozzarella di bufala
Cristina Bowerman - Zuppetta di espresso alla bufala

Cuochi, pizzaioli, consorzi, aziende vinicole: i grandi protagonisti dell’agroalimentare riuniti tutti insieme per una manifestazione unica.
Come ha ricordato Enzo Vizzari in apertura dei lavori, il senso de Le Strade della Mozzarella non è assaggiare dei piatti, ma promuovere i prodotti italiani. Con la speranza di veder nascere tante altre “Strade” ad essi dedicati.

Manuel Lombardi
Conciato romano

Il resoconto dell’edizione 2012 qui
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...