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martedì 3 febbraio 2015

A ROMA: C-COME, DE BELLIS E ROSCIOLI



Ogni scusa è buona per fiondarsi a Roma. Stavolta ne avevo una più che valida: la partecipazione a C-come, il convegno nazionale su Copywriting, Content Marketing e Creatività che ha avuto luogo sabato 31 gennaio.
Per fare le cose con calma, ma anche per arricchire ulteriormente il nostro carniere di assaggi capitolini, io e Max ci siamo avviati il giorno prima. Il che la dice lunga sulle nostre intenzioni.
È quasi scontato ripetere che la nostra prima sosta ristoratrice in città (nonché l’ultima, per il take away del rientro) è quella presso il Pizzarium di Gabriele Bonci. Per noi è impossibile resistere alle sue pizze al taglio leggerissime preparate con farine biologiche e lievito naturale; ogni volta è un piacere scoprire quali nuovi accostamenti ha escogitato il “Golem” di via della Meloria. Oltre alla nostra combinazione preferita, patate e mozzarella, abbiamo provato burrata & acciughe e pollo porchettato con cipolle e rape rosse. Ma lì c’è da perdersi, con tante scelte anche vegan.

Pizza burrata e acciughe, Pizzarium
  
Per la merenda pomeridiana, un dolcino. Grazie alle indicazioni di recensori fidati, siamo andati per la prima volta alla Pasticceria De Bellis, in zona Campo de’ Fiori. Quasi invisibile dall’esterno, questo piccolo ma prezioso caveau di dolcezze espone monoporzioni bellissime e raffinate, da consumare comodamente seduti al tavolino e da accompagnare con bibite o bevande calde. Noi ci siamo orientati su due dessert d’ispirazione internazionale: un Mont-blanc leggero senza meringa ai mirtilli e un Brownie alle arachidi con mousse al caramello. Meno stucchevole rispetto alla ricetta classica il primo, con un sorprendente cuore acidulo di mirtilli; giocato sui contrasti il secondo, sia per quanto riguarda i sapori (note dolci e salate) che le consistenze (guscio croccante, mousse cremosa, biscotto morbido).

Mont-blanc leggero senza meringa ai mirtilli, De Bellis
Brownie alle arachidi con mousse al caramello, De Bellis

La serata romana deve essere accuratamente pianificata, specie nel fine settimana. Per tale motivo, abbiamo prenotato con largo anticipo un tavolo da Roscioli, la “salumeria con cucina” a circa seicento metri dalla tappa precedente. 

Roscioli
 
Oltre ad essere punto vendita di prelibatezze e prodotti di gastronomia di ogni genere, la bottega funge da ristorante e vineria, con un menu che include sia splendide selezioni di formaggi o salumi nazionali e internazionali (ci si trova la mozzarella di bufala di Paestum, per esempio, così come il Pata Negra), sia piatti della tradizione italiana (e romana in particolare). Sconfinate le liste dei vini, che vengono serviti anche al calice. Un ulteriore punto a favore è il cestino del pane, come prevedibile, trattandosi di famiglia di fornai da tre generazioni. Un assortimento random di varie tipologie, dal pane di segale a quello ai cereali, alla pizza bianca.
Siamo stati accolti da un piccolo benvenuto: Pappa al pomodoro con guanciale croccante di Cinta Senese. 

Benvenuto: Pappa al pomodoro con guanciale croccante di Cinta Senese
 
E poi, ci siamo andati giù pesante! Dinnanzi a un tale profluvio di materie prime eccellenti, abbiamo voluto misurarci con due “antipasti” prelibati: Carpaccio di foie gras d’anatra fatto in casa con cipolle in agrodolce e aceto di lamponi, accompagnato da pane tostato ai fichi e uvetta, e Selezione di Acciughe del Mar Cantabrico, pane tostato e burro dolce di St. Malò alla vaniglia del Madagascar.
Dico solo che per un lasso di tempo non quantificabile siamo stati entrambi impegnati a spalmare, masticare e mugolare!

Carpaccio di foie gras d’anatra con cipolle in agrodolce e aceto di lamponi
Carpaccio di foie gras d’anatra con cipolle in agrodolce e aceto di lamponi
Acciughe del Mar Cantabrico, pane tostato e burro dolce di St. Malò alla vaniglia del Madagascar
Acciughe del Mar Cantabrico, pane tostato e burro dolce di St. Malò alla vaniglia del Madagascar

Non potevamo poi sottrarci al richiamo della romanità pura, con due primi piatti di peso e sostanza: Carbonara (Spaghettone con guanciale artigianale, pepe nero malesiano, uova di Paolo Parisi e pecorino romano DOP) e Cacio e pepe (Tonnarelli all’uovo con pecorino romano DOP, cacio di Moliterno, pecorino di fossa di Sogliano del Rubicone e pepe malesiano). Ingredienti pregevoli e ottima esecuzione con cottura "al chiodo", e pure porzioni abbondanti. Non avremmo potuto chiedere di meglio.

La Carbonara, Roscioli
Cacio e pepe, Roscioli

In alternativa, un altro posto dove amiamo andare nella stessa zona è Open Baladin. Anche qui per il tavolo occorre la prenotazione, ma non è necessaria invece per sedersi al lunghissimo bancone. L’ingresso è di sicuro impatto, con l’enorme bacheca colma di bottiglie a tutta parete, più una trentina di spine, per un totale di oltre cento etichette italiane ed estere di birra artigianale. D’appoggio alla birra, chips fresche con ketchup della casa, ma anche panini ed altre proposte con pane di Bonci (rieccolo!).

Open Baladin

Dopo la parte pantagruelica, veniamo al convegno.  
Essendo curatrice di testi ed appassionata di social media (sono praticamente su ogni piattaforma sociale), la partecipazione è stata da me fortemente voluta. E i fatti mi hanno dato ragione.

Momenti di C-come

Un incontro coi fiocchi, da poter essere preso come modello da studiare da parte dei tanti improvvisati che si credono Event planner senza neppure conoscere l’abc dell’organizzazione.
Un format snello e veloce, 12 moduli da 30 minuti ciascuno. Una perfetta gestione dei tempi, tra interventi e pause. Un coinvolgimento totale, con ognuno e dico ognuno dei 200 partecipanti che twittava, fotografava, instagrammava a tutta forza. Tante occasioni di networking, compresa la possibilità di fare un regalino autoprodotto ad un altro partecipante scelto a caso. Una borsa carica di omaggi: la rivista Digitalic, un quaderno per gli appunti appositamente realizzato da The Factory e pure un fotoalbum da creare attraverso la app MyPhotogram.
Dulcis in fundo, l’opportunità di incontrare dal vivo uno dei miei miti sul web, Luisa Carrada, autrice del sito Il Mestiere di Scrivere.

Luisa Carrada
 
Bellissimo lavoro del team Pennamontata, che non ha tralasciato assolutamente nulla, dall’allestimento allegro con tante frasi sulla creatività sparpagliate in giro per la sala dell’Hotel dei Congressi, ai popcorn distribuiti durante la visione di un filmato.

Momento popcorn a C-come
 
Contenuti di qualità con gran divertimento, e pure ad un prezzo accessibile!
Per un assaggio di quanto accaduto, vi rinvio allo Storify creato da Francesca Minonne, nel quale ci sono anche i miei tweet, e al video dell’evento.
Ciao Roma, ci vediamo!



Pizzarium
Via della Meloria, 43 – Roma
tel. 06/39745416

Pasticceria De Bellis
Piazza del Paradiso, 56/57 – Roma
tel. 06/68805072

Open Baladin
Via degli Specchi, 5/6 – Roma
tel. 06/6838989

Roscioli
Via dei Giubbonari, 21/22 – Roma
tel. 06/6875287

martedì 15 ottobre 2013

MARATONA DI PIZZA PER GABRIELE BONCI E FRANCO PEPE



Le braccia, quelle di due grandissimi maestri dell’impasto; la mente, quella di una giornalista eclettica; il luogo d’azione, una pizzeria di Caiazzo nel giorno del suo primo compleanno.
Tanti amici produttori ed ecco: una maratona di pizza no-stop lunga ben dodici ore, da mezzogiorno a mezzanotte. Protagonisti dell’evento, il capitolino Gabriele Bonci, chef, panificatore e pizzaiolo, il padrone di casa Franco Pepe e la giornalista enogastronomica Elisia Menduni, nella cornice del ristorante-pizzeria Pepe in grani. Improvvisazioni culinarie, degustazioni, visite nel territorio e festeggiamenti per una giornata densa e allegra come non mai.

Gabriele Bonci e Franco Pepe
Elisia Menduni

Diversi, diversissimi i maestri Bonci e Pepe, ma accomunati dall’altissima artigianalità e da un profondo rispetto reciproco. Estroverso, imponente, fautore di una pizza fatta di “ferro e fuoco” (la sua scuola è quella della pizza in teglia) il primo; discreto, riservato, interprete della tradizione napoletana il secondo.
Entrambi premiati come “Maestri dell’impasto” dalla guida “Pizzerie d’Italia” del Gambero Rosso per il loro impegno e la ricerca continua in tema di farine, idratazione e lievitazione, hanno fatto della pasta il loro tratto distintivo. Blend di farine macinate a pietra (tra le quali una parte di farina di farro) e idratazione che arriva al 75% per Gabriele Bonci; impasto rigorosamente lavorato a mano, che cambia in base alla temperatura e all’umidità del giorno, per Franco Pepe.
Le differenti tecniche di cottura li hanno portati ad alternarsi al forno: un’ora a testa, per consentire di regolare la temperatura volta per volta (450° per Franco Pepe, intorno ai 300° per Bonci). 

Franco Pepe
Stefano e Franco Pepe
Aglio, olio, peperoncino e alici di Cetara
Margherita Dop con pomodori San Marzano e mozzarella di bufala
Cipolla di Alife, scamorza, fiordilatte e pancetta di maiale casertano
Patate, cipolla di Alife e capocollo di maiale casertano
Scarola, ceci delle colline caiatine e lonzardo di maiale casertano
Zucca, carciofi e salame di maiale casertano
Crema di cipolla caramellata, tonnetto della Costiera, mozzarella di bufala e sedano
Pomodorini gialli, alici di Cetara e capperi
Scarola e salame di maiale casertano
Ripieno con scarole crude

Per quanto riguarda i condimenti, via libera alla fantasia! Tantissimi prodotti di territorio per ciascuno dei due pizzaioli. Ogni ospite aveva diritto a 12 spicchi di pizza – da contrassegnare su un apposito vassoio-conteggiatore in cartone riciclato, ecologico come tutte le stoviglie utilizzate nella giornata – ma le tipologie sfornate dai due maestri sono state molte di più! Se il campano Pepe ha scelto pomodoro San Marzano, maiale di razza casertana, scarola riccia, cipolle di Alife e ceci delle colline caiatine, il laziale Bonci ha optato per guanciale, carciofi, cicoria, pecorino ed erbette selvatiche.

Gabriele Bonci
 
Zucca marinata e ricotta
Carciofi e ricotta salata
Crema di ceci, mortadella, erbette selvatiche e acciughe
Zucca e pancetta
Formaggio montanaro, coppa e cicoria
Patate, guanciale e pecorino

Tra una pizza e l’altra, si potevano spiluccare salumi e formaggi campani e laziali. Sulla terrazza si sono inoltre svolte due degustazioni guidate su abbinamenti insoliti pizza-vino: gli esperimenti con Barolo, Brunello e Pallagrello hanno dimostrato che anche i grandi rossi italiani sono adatti alla pizza!

Degustazione di vino in terrazza
 
Graditissima sperimentazione è stata anche quella che ha visto lo zampino di Angelina Ceriello - sessant’anni di cucina alle spalle -, mitica cuoca del ristorante ‘E curti di Sant’Anastasia (Napoli): il suo pezzo forte, il condimento detto “’O sicchio d’’a munnezza” (fatto con gli avanzi delle festività natalizie: pomodorini, frutta secca, olive nere e capperi) utilizzato come topping per la pizza ha letteralmente fatto furore!!! 

Franco Pepe e Angelina Ceriello
 
Grande libertà per i pizzaioli = piacere puro per i commensali. L’incontro tra scuole diverse non solo è possibile, ma genera risultati incredibili.
Il taglio della torta a mezzanotte, per festeggiare il compleanno di Pepe in grani, ha sancito la fine di una giornata lunghissima ed entusiasmante.
Grazie ai protagonisti Bonci, Menduni e Pepe per averci regalato una maratona strepitosa!



Pepe in Grani
Vico S. Giovanni Battista, 3 – Caiazzo, Caserta
tel. 0823/862718

Le mie incursioni romane da Bonci qui e qui
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